I BTP restano ancora titoli Investment Grade, dopo la conferma del rating di Fitch. Ma lo scenario macroeconomico è in peggioramento e gli investitori sono ad un bivio. Ecco una sintesi del rischio Paese e di cosa attendersi dai BTP.

I BTP Restano in Serie B

Fitch ha confermato il suo giudizio sull’affidabilità dell’Italia venerdì 22 febbraio, in serata. “Tripla B” con outlook negativo. Il 9 agosto ci sarà una nuova revisione e il rischio di un declassamento non è del tutto scontato. Le conseguenze, in questo caso, sarebbero gravissime, come vedremo.

Secondo le previsioni dell’Agenzia il rapporto tra debito pubblico e Pil crescerà al 132,20% nel corso del 2020. Il lato positivo riguarda il basso debito privato e le pensioni, fino a questo momento sostenibili.

Lo Scenario Macro e i Rischi di una Manovra Bis

La crescita del debito e le difficoltà nella privatizzazione potrebbero mettere in ansia le autorità di Bruxelles, che a quel punto chiederebbero una manovra correttiva sui conti.

Se nel 2019 il PIL crescerà dello 0,20% a causa della stagnazione economica, e non dell’1% come previsto dal Governo, l’impatto sul deficit sarà pari a + 0,40%. Il rapporto deficit/PIL salirebbe rapidamente al 2,4 – 2,50%.

Nonostante esponenti autorevoli del Governo la escludano a priori, una seconda Manovra correttiva in primavera non appare affatto scontata.

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Una possibile manovra correttiva potrebbe colpire le successioni, le donazioni, e introdurre – secondo alcuni – una nuova imposta patrimoniale.

Inutile preoccuparsi prima del tempo, ovviamente, ed inutile cercare di scampare a nuove tasse, se ce ne saranno. La vera arma di difesa consiste nell’imparare ad investire da soli, o seguire i consigli di un esperto indipendente che riesca a massimizzare i guadagni contenendo rischi e costi.

Cosa Accadrebbe ai BTP in Caso di Downgrade?

Il Rating è un indicatore imperfetto della misura del rischio emittente. Lo sappiamo bene e tutti conosciamo gli “svarioni” presi dalle Agenzie, prima e dopo il 2008. Titoli che “non sarebbero dovuti fallire” sono saltati come pulci.

Molti si chiedono che senso abbia fidarsi del Rating, e se non sia il caso – piuttosto – di trovare indicatori più efficaci. Resta il fatto che il Rating è l’unico indicatore disponibile e che un suo peggioramento avrebbe conseguenze devastanti per i BTP.

Qualora gli stessi scendessero sotto il livello di “investment grade” non potrebbero più stare nel portafoglio di banche, fondi di investimento e compagnie assicurative. Che sarebbero costretti a venderli rapidamente, abbassandone il prezzo.

Una discesa del prezzo comporterebbe rendimenti più elevati, e ulteriori costi di rifinanziamento per lo Stato e per i suoi cittadini.

Una svalutazione dei BTP avrebbe conseguenza anche sulle banche, che sono piene di titoli di Stato e che dovrebbero correre a ripianare le perdite. Come? Tosando gli investitori ignari che ancora sottoscrivono i prodotti che le stesse propongono.

Davvero i BTP Fanno Schifo?

In questo scenario potresti pensare che nessuno voglia più sottoscrivere i BTP. Invece la domanda per i titoli di Stato italiani è e resta alta. Venerdì 22 febbraio sono stati piazzati i Ctz, i Certificati del Tesoro Zero Coupon, e i BTPi, indicizzati all’inflazione europea, con una domanda superiore all’offerta. All’incirca doppia.

I Ctz con scadenza 27/11/2020 l’offerta era pari a 2,25 miliari di euro, ma la domanda è stata pari a 4,103 miliardi. Il BTPi quinquennale è stato collocato per 849,5 milioni a fronte di richieste per 1,458 miliardi. Per il BTPi a 15 anni la domanda era pari a 790,75 milioni a fronte di un’offerta di 400,45 milioni.

La forte domanda per i titoli pubblici si spiega con la elevata redditività che essi presentano, rispetto a strumenti analoghi. In altre parole, il “mercato” sta scommettendo su un rientro dei timori di default dell’Italia.

Think different, invest differently

Giacomo Saver- Ceo di Segretibancari.com

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